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Viola mammola, tanti saluti alla tosse

Chi lo direbbe che la viola mammola (Viola odorata), piantina schiva che occhieggia sotto le foglie secche nei boschi (o che trovate in vendita nel vostro Centro Giardinaggio), sia un vero e proprio “pronto soccorso” quando i mali di stagione colpiscono le nostre vie aeree? Eppure, i suoi abbondanti principi attivi (olio essenziale, emetina, irone, acido salicilico, glucosidi, mucillagini e tannini) alleviano le infiammazioni delle vie respiratorie, ma anche il mal di testa, l’artrite e i reumatismi. La viola mammola possiede inoltre proprietà depurative, diuretiche, sudorifere, lassative e, ovviamente, espettoranti e tossifughe. Infine, usata esternamente, combatte eczemi, herpes e acne, e ammorbidisce le pelli aride.

Attenzione però: non tutti gli organismi tollerano i preparati a base di viola mammola (ipersensibilità individuale). In alcune persone danno disturbi gastrointestinali, oltre a conferire all’urina un odore sgradevole; sono anche proibiti ai bambini di età inferiore ai 12 anni. 




In giardino o sul terrazzo

La viola mammola è facilissima da coltivare in piena terra o in vaso, purché la vostra zona abbia un clima temperato fresco. Non ha infatti problemi a resistere al freddo e alla neve, ma non sopporta il caldo (sconsigliata in zone costiere, anche perché non tollera l’aria salmastra) ed esige una posizione ombrosa. Necessita di terra di bosco ricca di humus (se il suolo è compatto bisogna aggiungere anche un po’ di torba), che deve rimanere sempre umida, sebbene ben drenata. In vaso va bene un buon terriccio da giardino a metà con torba scura, con ottimo drenaggio sul fondo. Subito dopo l’impianto necessita di frequenti innaffiature, che devono durare per sempre in vaso, durante la bella stagione. In piena terra gradisce in autunno e primavera una manciata di concime organico, tipo stallatico secco; in vaso si aggiunge all’acqua d’irrigazione un fertilizzante liquido per piante da fiore tra settembre e marzo.


Dove e come raccoglierla

Diffusa in tutt’Italia, anche se è più comune al Nord e al Centro, dalla pianura alla zona montana, la potete trovare ai margini dei boschi, nelle siepi, in luoghi erbosi e selvatici. Diffidate delle piantine sfuggite alla coltivazione che a volte si trovano nei parchi cittadini più naturalistici: non c’è certezza della loro salubrità. Naturalmente, se coltivate in giardino o sul balcone le vostre piantine (di cui potete trovare i semini in vendita nei Centri di Giardinaggio specializzati), sarete certi del loro stato sanitario.

La raccolta va effettuata in piena fioritura e in una giornata di sole, e riguarda solo le parti aeree: foglie e fiori si possono recidere anche con le unghie (gli steli sono molto teneri), tralasciando i lunghi gambi. Le parti si essiccano all’ombra e all’aria, e si conservano in sacchetti di carta o tela: il colore dei fiori si mantiene solo al riparo dalla luce. 


Ricette erboristiche

• Per risolvere la tosse secca: infondete per 15 minuti 10 g di foglie in una tazza d'acqua bollente, filtrate, addolcite con miele d’acacia, bevete 4 volte al giorno.

• Per sconfiggere la tosse grassa: infondete per 24 ore 60 g di fiori in 1 l d’acqua bollente, filtrate, aggiungete 500 g di miele di timo o eucalipto o rosmarino o melata d’abete, mescolate bene e imbottigliate, conservate in frigo per max 2 mesi; all’occorrenza bevete mezzo bicchierino 3 volte al giorno.

• Contro la bronchite: bollite per 5 minuti 10 g di foglie in una tazza d’acqua, filtrate, addolcite con miele d’eucalipto, bevete una tazza 3 volte al giorno.

• In caso di mal di gola e raucedine: infondete per 15 minuti 10 g di foglie in una tazza d’acqua bollente, filtrate, fate raffreddare, fate gargarismi 3-4 volte al giorno.

• Contro i brufoli: si aggrediscono dall’interno bevendo a digiuno un bicchiere di infuso caldo di mammola, da preparare con 10 g di fiori secchi bolliti per 10 minuti in un litro d’acqua; e dall’esterno applicando ogni sera delle compresse imbevute di succo tiepido, ottenuto bollendo 50 g di fiori secchi per 5 minuti in un litro d’acqua.


Viola mammola anche in cucina

In cucina la mammola si impiega fresca: poiché non esiste un sistema di conservazione, dovete approfittare della stagione giusta. Sono commestibili solo i fiori: il delicato profumo si mantiene solamente se la cottura è molto rapida, altrimenti vanno utilizzati a crudo. Vivacizzano il risotto alla milanese; entrano nelle insalate primaverili; accompagnano piacevolmente i formaggi dolci grazie al sapore leggermente amarognolo, che ricorda le noci fresche; in pastella rendono delicate le frittelle; aromatizzano e colorano l’aceto (50 g di fiori in un litro di aceto bianco in infusione per 30 giorni). Si utilizzano anche per preparare una profumata marmellata e, naturalmente, le violette candite, una prelibatezza che decora gelati e sorbetti, dolci al cioccolato nero e bianco, panna montata e marron-glacé.


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