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5 piante per un balcone fioritissimo

Febbraio per chi ama i fiori è già un mese bellissimo, perché i Centri di Giardinaggio offrono già un trionfo di colori, dal bianco al nero (!) passando per tutta la gamma dell’arcobaleno: recarsi nel proprio punto vendita di fiducia regala un’iniezione di energia e di ottimismo, circondati da bancali fioriti fra i quali c’è solo l’imbarazzo della scelta…

Vi aiutiamo proponendovi 5 piante facilissime che potete coltivare senza problemi in vaso sul davanzale, sul balcone o sul terrazzo (anche se nulla vieta di metterle invece a dimora in un’aiuola in giardino…): eccole!



Pratolina, il fiore pom-pon

È semplicemente deliziosa: alta al massimo 15 cm, si fa notare per i capolini fiorali stradoppi, ricchissimi di “petali” che li fanno somigliare a piccoli pom-pon bianchi, rosa più o meno carico o rosso carminio. La pratolina coltivata (Bellis) si differenzia da quella spontanea proprio per le infiorescenze rotondeggianti e spumose, che emergono ugualmente da una rosetta di graziose foglie basali.

Come la parente selvatica, necessita di ben poche cure: resiste al gelo e alla neve, ma anche al caldo torrido (se ben annaffiata). Appena arriva a casa, rinvasatela in un contenitore di almeno 2 misure in più; ancora meglio ponete 3 piante in una cassetta o ciotola da 30 cm, o ancora usatela per composizioni con primule e viole del pensiero. Usate un buon terriccio per piante da fiore e 2 dita di argilla espansa sul fondo del vaso. Tenetela in pieno sole o mezz’ombra e annaffiatela appena prima che il terriccio si asciughi. Tagliate regolarmente i capolini sfioriti per favorire nuovi boccioli; per lo stesso motivo concimatela con un prodotto liquido per piante da fiore per tutta la fioritura.



Bergenia, il rosa discreto

La chiamano anche “fiore di S. Giuseppe”, perché – anni fa – fioriva a metà marzo. Oggi, con il cambiamento climatico, la Bergenia crassifolia schiude i bocci anche a metà gennaio, prolungando lo spettacolo sino a fine marzo. La versione classica è rosa intenso: produce una pannocchia di fiorellini campanulati, portata da uno stelo di 20 cm, anche bianchi, rosa porpora e quasi rossi nelle nuove varietà.

È una perenne di piccole dimensioni, bella in tutte le stagioni grazie alle foglie grassocce, ovali o cuoriformi, di colore verde scuro, che si arrossano in autunno, portate da corti fusti semilegnosi. Vive benissimo in vaso (anche per 40 anni) e in giardino, a condizione di ombreggiarla da aprile a settembre: volendo, sta benissimo in ombra tutto l’anno. Rinvasatela, in una sola misura in più, dopo la sfioritura solo se le radici sono uscite dal foro di drenaggio: per fiorire deve “stare stretta”; ponete 2 dita d’argilla espansa sul fondo e aggiungete un buon terriccio universale. Bagnatela bene ma solo su terriccio asciutto. Concimatela con un prodotto granulare universale in aprile, settembre e novembre.


Elleboro, la rosa dell’inverno

Con l’elleboro (Helleborus niger, H. viridis) si spazia veramente dal bianco al quasi nero: le nuove varietà comprendono, accanto alle classiche corolle candide, gialle o verdi, anche una gamma infinita di rosa più o meno sfumati e intrisi di giallo-arancio, e poi i rossi carichi come il bordeaux, fino a travalicare nel porpora e nel viola scurissimo quasi nero. Si può perfino pensare di realizzare un intero terrazzo con varietà differenti di elleboro, ponendo gli esemplari nelle fioriere alla base di arbusti che le ombreggino durante l’estate.

Grande nemico dell’elleboro, infatti, è il sole estivo, che secca le foglie: basta spostarlo all’ombra e non fargli mai mancare l’acqua (il terriccio deve rimanere sempre leggermente umido). All’acquisto, non rinvasatelo e aspettate la fine della fioritura: utilizzate un contenitore di un paio di misure in più con 2 dita di argilla espansa e una miscela di ¾ terriccio universale e ¼ terriccio per acidofile. Concimatelo in aprile e ottobre con un prodotto granulare a lenta cessione per giardino e in fioritura con mezza dose di un prodotto liquido per acidofile.

Attenzione: tutta la pianta contiene una potente sostanza tossica per ingestione anche in quantità molto ridotte.


Primula, la multicolore

Oscar della versatilità, la Primula x poliantha non può mancare in vaso (e in aiuola): costa pochissimo, è facilissima da mantenere, c’è in una decina di colori su fiori grandi o piccoli, semplici o doppi, e si presta a mille composizioni, da sola o in compagnia di altre stagionali come pratolina e viola del pensiero.

Subito dopo l’acquisto rinvasatela il prima possibile, o in 2 misure in più o mettendo 3 piante in una cassetta o ciotola da 30 cm. È ideale per il sole, dove fiorirà sino a metà aprile, coadiuvata da un buon concime liquido per piante da fiore nell’acqua d’annaffiatura ogni 7 giorni; a mezz’ombra la fioritura si dimezza. Non fatele mancare l’umidità, bagnando appena il terriccio si è asciugato. Tagliate con le forbici i fiori appassiti, per stimolare il prosieguo della fioritura.



Viola del pensiero, timida e sfacciata

Da novembre ad aprile: la stagione della viola del pensiero, grazie ai nuovi ibridi autunnali, si è allungata a dismisura, permettendo di avere tanto colore a poco prezzo. A seconda delle varietà e delle specie di partenza, esistono viole a fiore più piccolo (da Viola tricolor o V. cornuta) o più grande (da Viola x wittrockiana), con “occhio” nero, “baffi” neri (serie ‘Cats’) o monocolore puro, dai petali viola, lilla, blu, bianchi, gialli, arancioni, rossi, anche miscelati, oppure vellutati. Come per pratoline e primule, la prima operazione consiste nel rinvaso, tenendo presente che in una cassetta o ciotola da 30 cm ci possono stare anche 4 esemplari. Drenaggio e terriccio seguono le compagne di stagione, così come le annaffiature e le concimazioni. Le viole del pensiero, però, danno più soddisfazione perché, se si eliminano alla base i fiori appassiti, potranno continuare a fiorire sino a giugno, soprattutto se da fine aprile verranno riparate dal sole del mezzogiorno.



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