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5 arbusti profumati per il Nord e il Sud

Vivete in una città inquinata? Oppure in una campagna agricola? Le piante vi salveranno! Non specie qualsiasi, bensì arbusti di buon carattere che da un lato, con il loro fogliame consistente, possono assorbire sostanze inquinanti sequestrandole al loro interno (senza danni), e dall’altro, con i loro fiori profumati, possano rendere più piacevole l’aria che respiriamo e la permanenza nei vostri spazi verdi, che siano il giardino o il terrazzo.

Come sempre, eccovi cinque proposte facili, per il Nord come per il Sud Italia, da coltivare con successo sia in piena terra sia in vaso, e normalmente reperibili nel vostro Centro di Giardinaggio di fiducia.


Deuzia, a qualcuno piace bianco

Se amate i fiori bianchi o rosati, prodotti a cascata, in abbondanza tanto da nascondere quasi i rami e il tenero fogliame verde appena emesso, scegliete una deuzia (Deutzia gracilis, D. scabra e relative varietà). Tra la fine di aprile e la metà di giugno sarete beneficiati dello spettacolo profumatissimo che questo arbusto rustico vi offrirà ogni anno puntualmente. E farete anche un bel favore alle api, che si nutrono golosamente del nettare racchiuso nelle corolle stellate, piccole ma numerosissime.

Parente delle ortensie, la deuzia non teme il caldo torrido né il gelo e la neve, sopporta il vento anche freddo, ma non salmastro. Mettetela al sole, o al massimo a mezz’ombra: in giardino può fungere da punto focale (soprattutto D. scabra, alta e larga fino a 3 m) ma è ottima anche in siepe mista fiorita; in terrazzo D. gracilis (alta e larga circa 1 m) sta bene in una vasca da almeno 60 x 50 x 50 cm con un ottimo drenaggio sul fondo e un buon terriccio per arbusti da giardino. In piena terra si annaffia per tutto il primo anno dall’impianto, in vaso in ogni stagione se non piove. Se necessario si pota dopo la fioritura, tagliando i rami più vecchi.


Lillà, profumo d’antico

Come resistere al fascino del lillà o serenella o siringa (Syringa vulgaris)? Arbusto immancabile nel giardino delle nostre nonne, regala una lunga e ricca fioritura in aprile-maggio dalla Sicilia alle Alpi, senza battere ciglio di fronte all’aria infuocata o alla neve e, anzi, una volta divenuto adulto, senza avere più bisogno d’acqua se non piovana. Attenzione: l’ingente apparato radicale che lo affranca dalle annaffiature fa sì che si possa coltivare solo in giardino. Dategli un posto al sole, su qualunque tipo di suolo purché non acido, in solitudine, in macchia di esemplari di diversi colori, in siepe fiorita, in vialetto d’ingresso. Esemplari anziani possono arrivare a 3 m d’altezza e 2,5 di diametro.

Ne esistono numerose varietà, che si differenziano per il colore delle pannocchie fiorali: bianco, rosa, lilla, viola, porpora, bicolore con bianco e perfino giallo. Tutte riempiono la pianta e inondano più o meno l’aria di un soave profumo. A sfioritura, basta tagliare le pannocchie appassite per riordinarlo.


Metrosideros, Natale tutto l’anno

Nella sua terra d’origine, la Nuova Zelanda, lo chiamano Pohutukawa, cioè “albero di Natale” perché fiorisce proprio in dicembre, riempiendosi di rossissimi piumini dai lunghi stami e, spontaneo nelle zone costiere, diventa un albero alto fino a 15 m. In Italia, invece, le due specie coltivate raggiungono i 3 m in piena terra nel Sud e poco più di 1 m in vaso nel Nord: Metrosideros robustus fiorisce da aprile a settembre con fiori color rosso scuro; e M. excelsus da giugno in poi color rosso brillante. Dolcemente profumate, le infiorescenze attirano gli insetti impollinatori (piante mellifere). Sempreverdi e dal curioso fogliame glauco, ne esistono anche varietà a foglia variegata. Nel Sud vivono in piena terra (preferibilmente acida), anche sassosa, poverissima o scoscesa (possiedono lunghe radici aeree pendule con cui si ancorano al terreno), con annaffiature nel primo anno dall’impianto; nel Nord invece vanno protetti dal freddo (temono temperature inferiori a 5 °C) e annaffiati moderatamente per tutta la bella stagione. Sopportano temperature tropicali, suoli leggermente salati e venti salmastri.


Viburni, gli spettacolari

Il genere Viburnum è fra i migliori da scegliere per il giardino: offre arbusti indistruttibili, adatti alle colline siciliane come all’arco alpino, in talmente tante specie e varietà da poter realizzare uno spazio esterno solo con loro e sempre diverso nelle quattro stagioni. In aprile-maggio il consiglio è di puntare su Viburnum x burkwoodii e V. carlesii: si caricano di grappoli sferici di fiorellini bianchi, sovente rosa in boccio e poi profumatissimi all’apertura. Oppure sul classico V. opulus, il pallon di maggio o palla di neve, nomi che si riferiscono alle grosse infiorescenze (anche 10 cm di diametro) candide e durature (almeno 3 settimane).

Soprattutto quest’ultimo è inadatto a vivere in vaso, mentre i precedenti possono resistere solo per qualche anno in una vasca molto grande (80 x 50 x 50 cm), dove hanno bisogno di acqua costante (a differenza della piena terra dove si affrancano dopo un anno).


Westringia, non è rosmarino

A un primo sguardo ricorda il rosmarino per le piccole foglie lunghe e strette, e in effetti appartiene alla medesima famiglia delle Lamiaceee, ma la westringia (Westringia fruticosa) proviene dall’Australia e non è utilizzabile in cucina. Il cespuglio rimane di dimensioni ridotte (altezza e larghezza max 50 cm), rendendolo adatto a una bordura o siepe bassa, per delimitare una zona del giardino, oppure alla coltivazione in vaso (min 32 cm ø), la sola possibile nel Nord Italia, visto che teme minime inferiori a 6 °C. È invece perfetta per le zone costiere, dove sopporta il caldo più infernale, i terreni leggermente salsi e il vento dal mare. In vaso va annaffiata in estate, previa asciugatura del terriccio.

Fra marzo e luglio si copre di minuti e abbondantissimi fiorellini bianchi, tante stelline appoggiate leggere sul fogliame tendente al glauco, con un vago effetto di tappeto di margheritine. Ne esiste una varietà a fiori color lavanda e altre a fogliame variegato di crema.


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